Sinfonie a tre, due violini, e violoncello col suo basso continuo, e la violetta ad libitum… opera prima (Sonate I-VI)
Elia Vannini
Sinfonie a tre, due violini, e violoncello col suo basso continuo, e la violetta ad libitum… opera prima (Sonate I-VI)
Gli antichi romani la sapevano lunga nel campo della viabilità, e ancor oggi il territorio vallivo tra l’Emilia e la Romagna testimonia il loro ingegno nei suoi reticoli di vie e poderi. In questa valle c’è una via che lega due città importanti, Bologna e Ravenna. Via San Vitale nasce dalle Due Torri e dopo essere passata per la porta eponima si dirige verso i centri del medio sud-est, tra i quali si trova Medicina, comune che risale al 1155 quando Federico i (il Barbarossa) ne delineò i confini. Tra questi limina nacque Giuseppe Vannini, figlio di Domenico e Susanna. Ci sono dubbi sulla data di nascita, ma il battesimo avvenne il 31 marzo 1644; di Giuseppe si persero le tracce per 17 anni fin quando, il 28 ottobre 1661, venne accolto nel locale convento dei Carmelitani e cambiò il suo nome assumendo quello che lo consacrerà ai posteri: Elia.
Padre Elia Vannini divenne un musicista piuttosto affermato tanto che una lettera spedita dal convento dei Carmelitani di Bologna e conservata presso l’Archivio dell’Ordine a Roma conferma che «in breve acquisitasi riputazione per le pregevoli composizioni da lui musicate, fu chiamato a Ravenna nella qualità di maestro di cappella di quella Cattedrale. Colà ebbe in fama di egregio compositore, e di esimio suonatore d’organo». Un percorso musicale di tutto rispetto probabilmente cominciato proprio a Medicina e che qui aveva avuto, per la festa della Beata Vergine nel 1672, una congrua valorizzazione. Il successo di questo appuntamento è documentato da Vannini stesso in una lettera che racconta di «una Messa sollennissima, con 23 musici, 8 istromenti quali facevo concertare a modo mio: finì la Messa con soddisfattione di tutti, non aspettandosi altriamente che mi dasse animo di governare una musica così solenne». Bologna non fu la sede della sua affermazione, forse per l’influenza della Cappella di San Petronio e dell’Accademia Filarmonica, supremi enti che dettavano gli standard musicali. Che Vannini non rispettasse questi canoni non è detto, ma si consideri che oltre al talento era in uso avere referenze, le uniche che potevano schiudere le giuste porte. Si aprì a Vannini invece la via per Ravenna, città che lo aveva accolto per il suo noviziato dal 1670 e che dal 1677 lo legò a sé prima come organista e poi come maestro di Cappella del Duomo per circa 24 anni.
È degno di nota che la sua prima opera a stampa non fosse un esempio di musica sacra o vocale, come quelle dei suoi predecessori. Le Sinfonie a tre, due violini, e violoncello col suo basso continuo, e la violetta ad libitum… opera prima, stampate a Bologna da Gioseffo Micheletti nel 1691 sono una raccolta rivoluzionaria per una città come Ravenna, tanto da dover essere stampate a Bologna, dove la sonata a tre era in voga. Potente era il segnale che Vannini stava lanciando e chiara la forza di una proposta musicale che cominciava a reclamare lo spazio degli strumenti anche in contesti inusuali per Ravenna.
Una seconda chiave di lettura di quest’opera vede una vocazione paideutica delle Sinfonie. L’impiego principale di Vannini era quello di comporre e dirigere la musica per le funzioni, ma il musicista si prodigava anche nell’insegnamento e in quest’opera l’intento educativo è sempre latente sotto la bella cornice dell’ornamentazione, non così severa come ci si potrebbe aspettare.
Vannini individuò nell’arcivescovo di Ravenna, il lucchese Fabio Guinigi in carica dal 1674, il nume tutelare cui offrire la propria opera: attento conoscitore e sostenitore delle arti, era il candidato perfetto. Tuttavia, la nomina di Vannini a maestro di cappella non fu per mano di Guinigi, bensì dal predecessore Paluzzo Paluzzi degli Albertoni Altieri che, nonostante avesse rimesso il mandato, si era riservato la gestione del personale addetto al culto nella Metropolitana. La dedica a Guinigi sembra anticipare un cambio negli equilibri di potere, confermato anche dal viaggio dell’arcivescovo lucchese a Roma volto a ridefinire «alcune posizioni riguardanti la Chiesa di Ravenna». Questo tentativo però non ebbe seguito: durante il viaggio Guinigi morì e fu nominato arcivescovo l’anconetano Raimondo Ferretti.
Vannini rimase ancora una decina d’anni nella città romagnola, poi si ritirò nella sua città natale con l’incarico di organista nella chiesa arcipretale fino al 27 febbraio 1709, data in cui nel registro dell’Archivio Parrocchiale di Medicina si legge evocativamente “Versa est citara in luctum”, e rese, dopo 65 anni di cammino terreno, l’anima a Dio.