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TC.700003

17.69 €

Anonimi, Sec. XVIII
Canzoni da battello del Settecento Veneziano - parte seconda

Le «Canzoni da battello» veneziane costituiscono un fenomeno assai singolare nel panorama musicale settecentesco: non solo per la loro ambigua collocazione, posta a metà strada tra l'area colta e quella popolare, ma soprattutto per il successo di cui godettero - complice anche la loro ibrida matrice culturale - presso un pubblico eterogeneo per estrazione e distribuzione (storica oltre che geografica). Raccolte, tra la terza e la quarta decade del diciottesimo secolo, da collezionisti di souvenirs musicali in ampie antologie manoscritte (tuttora conservate nelle biblioteche veneziane), queste canzonette dialettali, di autori rigorosamente anonimi, si diffusero ben presto in tutt'Europa grazie ad una fortunata edizione di John Walsh che, nel 1742, ne pubblicò qualche decina a Londra, attribuendole nientemeno che a Johann Adolf Hasse e ad «all the celebrated Italian Masters». In realtà, delle 46 «Gondoliere» contenute in quella raccolta, solo una era firmata dal «divino sassone», mentre ad Auletta, Lampugnani e Pergolesi appartenevano tre arie «col da capo» che non avevano molto in comune con le altre canzonette bipartite. In ogni modo le copie di quest'antologia furono ben presto vendute, e l'editore britannico pensò bene di ripetere l'esperimento pubblicando, nel giro di sei anni, due nuove raccolte di «Venetian Ballads» che, nella loro città d'origine, non avevano conosciuto dignità di stampa. A questo repertorio accenna con ironia, Benedetto Marcello, che in un passo del Teatro alla Moda elenca i compiti dei copisti di musica: essi, tra l'altro, dovranno essere in grado di «comporre, cantare, suonare, recitare, etc., riducendo la maggior parte delle arie dell'opera in canzoni da battello». Ancor prima della nascita del teatro d'opera, la richiesta di musica da eseguire in gondola lungo i canali era notevole: a parte le manifestazioni «ufficiali» (legate a festività religiose o cerimonie di stato), esistevano tradizioni antiche grazie alle quali era difficile, nelle sere d'estate, non udire suoni di voci e di diversi istromenti» lungo i numerosi corsi d'acqua della città. Una celebre stampa del 1610 illustra uno dei «freschi» (quelle gite che i veneziani amavano fare in gondola scorrendo su e giù per i canali, con il pretesto di cercare sollievo alla calura delle serate estive), in cui la musica accompagnava altri - forse più «terreni» piaceri: vi sono imbarcazioni in cui ci s'intrattiene «con grandissimo diletto, con le Signore Cortegiane», altre in cui «si cena con mirabil piacere» su tavole riccamente imbandite.

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Cod.: TC.700003
Compositore: Anonimi, Sec. XVIII
Esecutori: Cristina Miatello e Lavinia Bertotti, soprani
Lorenzo Cavasanti, traversiere e flauti dolci · Marino Lagomarsino, violino barocco
Ero Maria Barbero, clavicembalo · Massimo Lonardi, arciliuto
Alberto Guerrero, violoncello barocco.
Edizione: 2001