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TC.720001

17.69 €

Vincenzo Calderara (1758-1802), Giacinto Calderara (1729-1803), Gaetano Piazza (sec. XVIII ), Ignazio Pacotto (1763-1834), Melchiorre de Vincenti (1739-1810), Giovanni Domenico Perotti (1761-1824), Gaudenzio Deregibus (1747?-1817)
La musica tastieristica Sabauda del XVIII secolo

Tra i numerosi stati italiani in cui fu frammentata la penisola italiana fino alla metà del XIX secolo, il regno sabaudo è con ogni probabilità quello che gode di minore considerazione sotto l’aspetto musicale. Si tratta però di un giudizio quanto meno ingeneroso e poco oggettivo, soprattutto se come termini di paragone si prendono Venezia, Roma e Napoli, città che a partire dal Rinascimento avevano iniziato uno sviluppo artistico che nel corso del XVIII secolo le portò a essere tra le città più splendide del mondo. Tra il Sette e l’Ottocento in Piemonte si affermò una scuola violinistica di grande importanza, che dai fratelli Giovanni Battista e Giovanni Lorenzo Somis – stilisticamente ancora legati alla tradizione francese incarnata in quegli anni da Jean-Marie Leclair – sarebbe arrivata attraverso Gaetano Pugnani a Giovanni Battista Viotti, virtuoso di grande talento e compositore di respiro europeo. Per il resto, i cataloghi discografici si sono finora rivelati estremamente avari nei confronti del Piemonte. In coincidenza con il 150° anniversario dell’Unità dell’Italia, che ha avuto uno dei suoi motori principali proprio a Torino, la Tactus presenta un disco di grande interesse il cui programma ruota intorno alle figure di Giacinto e di Vincenzo Calderara. L’aspetto che emerge più evidente fin dal primo ascolto delle opere contenute in questo disco è costituito senza dubbio dalla loro straordinaria varietà stilistica, che spazia da elementi viennesi a reminiscenze venete agli spunti ascrivibili alla scuola napoletana della Suonata di Vincenzo Calderara. Le corpose note di copertina firmate da Paolo Cavallo contestualizzano le opere – tutte presentate in prima registrazione mondiale – nel loro giusto ambito storico e artistico e mettono in evidenza il grande lavoro di ricerca nelle biblioteche piemontesi che ha consentito di riportarle alla luce. Protagonista assoluto di questo disco è il torinese Mario Stefano Tonda, che dopo aver studiato clavicembalo con alcuni dei più grandi solisti italiani e stranieri come Ottavio Dantone, Emilia Fadini e Kenneth Gilbert, si è specializzato in fortepiano con Malcolm Bilson. Come strumento, Tonda utilizza la copia di un fortepiano costruita dal viennese Anton Walter intorno al 1805 dalle sonorità particolarmente ricche e affascinanti. Una scoperta davvero imperdibile!