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TC.210001

17.69 €

Canto Gregoriano e Prepolifonia
Crucem Tuam Adoramus - Canti gregoriani e prepolifonici per le Sacre Ceneri

Una prerogativa preminente del canto liturgico di impianto modale e tendenzialmente monodico è quella di esplicitare, rafforzare e rendere compiuto il significato dei testi attraverso l’intensificazione sonora. È una caratteristica chiaramente avvertibile nei brani proposti in questo programma, specialmente in quelli della tradizione liturgica romana, come il canto d’ingresso Misereris omnium, domine o il responsorio Media vita in morte sumus, e nel lucernario ambrosiano Dirigatur oratio mea, tratti dai libri della Sapienza e dei Salmi. Ma anche i canti di conduzione o processionali estranei al repertorio comune, come il lamento a due voci Pange melos lacrimosum (Firenze, Medicea Laurenziana, Pluteus 29.1) e quello monodico Bonum est confidere (Burgos, cod. Las Huelgas), derivato dal salmo 117, oppure le melodie di interpolazione, come il tropo al Kyrie Qui passurus (Roma, Vallicelliana, C.13) per l’ufficio delle Tenebre, che si richiama alla cantillazione del popolo ebraico: tutti questi canti svolgono la funzione di commento e di amplificazione del testo, attraverso tecniche compositive capaci di trasformare i suoni della parola in melodia. Il concetto non cambia con la polifonia d’arte espressa dal mottetto O homo considera – O homo de pulvere – Filiae Ierusalem (Oxford, New College Library, 363), dove al testo liturgico intonato dal tenor si sovrappongono altre voci per commentare con più testi contemporaneamente la fragilità della gloria del mondo. Così succede anche nel caso dei due villancicos provenienti dalla penisola iberica, Dí, por qué mueres en cruz e Dios te salve, Cruz preçiosa (Madrid, Biblioteca de Palacio, 1335), dove invece il trattamento polifonico nobilita una tradizione testuale e musicale di devozione popolare per la croce. E la declamazione della parola diventa il tratto distintivo di un repertorio liturgico-musicale autenticamente veneziano e veneto, che dopo tanto tempo è finalmente possibile riascoltare grazie alla restituzione critica di Giulio Cattin (Bologna, 1972): è la Processio in die veneris sancti a due voci di Johannes de Quadris, musicus in San Marco agli inizi del sec. XV, tra i primi a cantare l’essere Dio nella sofferenza con l’arte della polifonia. L’esecuzione, affidata ai complessi vocali Oktoechos e Schola Gregoriana di Venezia, si basa sulla consuetudine del direttore Lanfranco Menga con i testi liturgici e con le relative intonazioni. La loro riproposizione presuppone un’applicazione tesa al recupero del repertorio e al rispetto delle istanze filologiche; ma essa richiede anche la disponibilità a sperimentare un ambito sonoro posto oltre i confini del funzionalismo che condiziona la vita di tutti i giorni, per riscoprire una dimensione dell’esistenza dove le contraddizioni e le contrapposizioni si risolvono in armonia.

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Cod.: TC.210001
Compositore: Canto Gregoriano e Prepolifonia
Esecutori: Ensemble Oktoechos: Letizia Butterin, Monica Falconio, Claudia Grimaz, Elena Modena · Schola Gregoriana di Venezia: Massimo Bisson, Riccardo Drusi, Antonio Furlan, Nicola Lamon, Fabrizio Mason, Jonathan Pradella, Marco Repeto · Direttore: Lanfranco Menga
Edizione: Aprile 2008
Testo Musicologico: Antonio Lovato
Nota: Premiato 5 Stelle da «Musica e dischi»