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TC.400003

17.69 €

Guglielmo Ebreo, Peirre Attaignant, Domenico da Piacenza, Van Ghizighem, Giovanni Ambrosio, Antonio Capriolo da F. Bossinensis, Marcantonio Del Pifaro, Frate Gerardo, Pierre Phalèse, Joanambrosius Dalza
Canti e danze alla Corte Estense tra il XV e il XVI secolo

Nel XV secolo nascono e si moltiplicano luoghi di produzione e di esecuzione musicale fuori dal controllo diretto della Chiesa. Questa evoluzione produce nuovi gusti e nuove figure artistiche: quella del musicista, che si eleva, godendo spesso anche di grande notorietà, alla posizione di professionista e quella, nuova, del “maestro di ballare”. È questa un’epoca nella quale convivono capolavori polifonici (ad esempio quelli della scuola fiamminga) con partiture più semplici, spesso legate a tradizioni locali, in cui la musica doveva sgorgare dalla parola stessa in una concezione assai vicina alla tecnica orale: un genere che gode di particolare attenzione è infatti quello della frottola. Ampia diffusione ebbero però anche le raccolte per la danza: l’esperienza umanistica produce un’arte coreutica raffinata, elegante, codificata, in forme scritte ben precise, dai grandi Maestri. Domenico da Piacenza (da Ferrara), l’umanista Antonio Cornazano, Guglielmo Ebreo da Pesaro (fattosi cristiano con il nome Giovanni Ambrosio), primi e tra i più interessanti autori di trattati manoscritti sull’arte del ballo, ricercati organizzatori ed animatori di feste, banchetti e ricevimenti tenuti in occasione di visite di re, principi, fidanzamenti, nozze, ambascerie e conquiste militari, divengono anche artefici della formazione morale ed educativa della nobiltà: musica e danza divengono, come si legge nel “Libro del cortegiano” di Baldasar Castiglione, requisiti necessari alla formazione della dama e del cortigiano. Il contesto naturale per il ballo è la “festa”, ovvero un insieme complesso di molteplici azioni (tornei, banchetti, celebrazioni dinastiche), caratterizzato da molti segni, gesti e allegorie a sfondo mitologico che costituivano un codice consueto per gli spettatori del tempo. È la manifestazione della magnificenza dei regnanti i quali, attraverso la grandiosità degli eventi, celebrano il proprio trionfo e si impongono all'ammirazione e al rispetto di tutti: sovrani amici e nemici, ambasciatori, uomini di cultura, artisti nobili e plebei. Tra le corti italiane più ricche e floride in campo musicale e coreutico vi è certamente Ferrara, la quale ospitò i più noti musicisti e maestri del ballo del tempo. Leonello, Borso, le figlie Isabella e Beatrice così come il figlio Alfonso I, Lucrezia Borgia, sono tra le figure più eminenti del Rinascimento e la loro arte nel danzare diviene oggetto di grande ammirazione nelle cronache e nei rendiconti di ambasciatori e cronisti, testimoniata anche dalla grande diffusione di alcuni Balli “ferraresi”, come Leoncello, scritto per le nozze di Leonello D’Este, la Marchesana, Rosina ed altri.

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Cod.: TC.400003
Compositore: Guglielmo Ebreo, Peirre Attaignant, Domenico da Piacenza, Van Ghizighem, Giovanni Ambrosio, Antonio Capriolo da F. Bossinensis, Marcantonio Del Pifaro, Frate Gerardo, Pierre Phalèse, Joanambrosius Dalza
Esecutori: La Rossignol: Roberto Quintarelli, contraltista · Erica Scherl, vielle, percussioni Matteo Pagliari, flauti, traversiere, schreyerpfeifen, bombarda · Lucio Testi, bombarde, ciaramelli, schreyerpfeifen, cromorni · Fedele Stucchi, trombone a tiro rinascimentale · Claudio Demicheli, spinetta, cornamusa, ghironda, percussioni Domenico Baronio, liuto, cister, chitarrino, direttore
Edizione: Settembre 2003
Testi: Guglielmo Ebreo, Peirre Attaignant, Domenico da Piacenza, Van Ghizighem, Giovanni Ambrosio, Antonio Capriolo da F. Bossinensis, Marcantonio Del Pifaro, Frate Gerardo, Pierre Phalèse, Joanambrosius Dalza