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TC.550006

17.69 €

Bernardo Pasquini, Michelangelo Rossi, Girolamo Cavazzoni, Girolamo Cavazzoni, Giovanni de Macque, Girolamo Frescobaldi.
L’organo di Novalesa

Un CD organistico - il presente - che esordisce con una Bergamasca del barocco Bernardo Pasquini e, parimenti, si conclude con la rielaborazione del medesimo spunto da parte del tardo-rinascimentale Frescobaldi. Si tratta di un’assai fortunata ‘canzone da ballo’ in tempo binario, originaria, ça va sans dire, della provincia del ridente capoluogo lombardo, assai diffusa nei secoli XVI e XVII tant’è che se ne trova un precoce esempio (vocale) nel terzo libro delle Villotte del fiore di Filippo Azzaiolo (1569). Ben presto gli organisti se ne appropriarono e, nonostante la derivazione di evidente natura profana se non addirittura popolare, non esitarono a trasporla sul più liturgico degli strumenti. Il sommo Frescobaldi, organista di origine ferrarese, la cui carriera peraltro si svolse quasi per intero nella città eterna (salvo due parentesi, una brevissima a Mantova e l’altra più protratta a Firenze), l’inserì in chiusura della cosiddetta Messa della Madonna entro la più celebre delle sue raccolte organistiche: i Fiori musicali [di diverse composizioni, Toccate, Kyrie, Canzoni, Capricci e Ricercari] così il titolo completo, apparsi a Venezia nel 1635: vero compendio dei ‘generi’ e delle forme organistiche maggiormente frequentate all’epoca per un totale di quarantasei brani. L’elaborazione frescobaldiana della celeberrima Bergamasca - sorta di evergreen diremmo noi oggi, al vertice delle più acclamate hit - si presenta come una serie di sapide variazioni trattate in stile imitato e con quel suo tipico linguaggio modale dall’arcaico idioma per lo più diatonico, ma non privo di cromatiche striature che ne accentuano vieppiù il pathos per culminare con la brillante luminosità dell’epilogo. Quanto al seicentesco Pasquini che inaugura il CD, organista romano in Santa Maria Maggiore e in Aracoeli, nonché compositore di indubbia genialità, passato alla storia per quella sua celebre Toccata con lo scherzo del Cuccò, anche la sua elaborazione della Bergamasca seduce per freschezza e genuinità: impreziosita - nella presente incisione - dal registro dell’usignolo che, in chiusura del brano, aggiunge un quid di argutamente eccentrico, in conformità del resto al tipico gusto barocco per l’onomatopea.