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TC.600001

17.69 €

Giacinto Quintanilla, Lucrezia Orsina Vizzana, Ottavio Vernizzi, Canto Gregoriano
Canti nel Chiostro - Musica nei monasteri femminili di Bologna

Quasi tutti i monasteri delle monache fanno profes sione di Musica, così del suono di più sorte d’instromenti musicali, come di cantare. Et in alcuni monasteri ci sono voci tanto rare, che paiono angeliche, e a sembianza di sirene allettano la nobiltà di Milano d’andargli ad udirle”. Con queste parole lo storico milanese Paolo Morigia ritrae la situazione musicale dei conventi italiani attorno al 1595. Per le donne dei secoli XVI e XVII il convento rappresentava l’unica alternativa onorevole al matrimonio; peraltro in quest’epoca la pratica delle monacazioni forzate, pur se ufficialmente condannata dalla Chiesa, era di fatto in pieno vigore. Il suo movente principale era la tutela dei patrimonii familiari, che altrimenti avrebbero rischiato di disperdersi per l’esborso di costose doti nuziali. Nei conventi si perfezionava altresì l’istruzione elementare delle giovinette, seguendo un piano di studi che comprendeva anche la musica - e la musica, che in qualche forma si praticava quotidianamente fra le mura del chiostro, era tenuta in gran stima. Una ragazza fornita di talento musicale poteva usufruire di uno sconto sulla dote “spirituale” da pagarsi all’atto di pronunciare i voti, e che nei monasteri più ricchi poteva raggiungere livelli considerevoli. È facile comprendere la rilevanza della musica per le monache; oltre al puro e semplice piacere che ne ricavavano, essa costituiva un importante collegamento col mondo esterno. Peraltro, i moralisti accusavano la musica di essere una minaccia tra le più gravi alla salute spirituale delle monache, e le autorità ecclesiastiche fecero tutto il possibile per limitarne o persino per bandirne l’uso. Secondo i regolamenti dettati nel 1580 da Gabriele Paleotti, arcivescovo di Bologna, l’impiego della polifonia veniva rigorosamente limitato alle grandi festività (una volta l’anno); gli strumenti musicali diversi dall’organo, e occasionamente dal basso di viola e dal clavicembalo entro le celle, venivano messi all’indice; e - particolare forse ancor più significativo - l’insegnamento musicale impartito senza licenza da maestri esterni era del tutto proibito. Analoghe direttive continuarono ad essere emanate per tutto il corso del Cinquecento e del Seicento, a consolante dimostrazione del fatto che venivano sistematicamente violate. Il Paleotti a Bologna e altri prelati in diverse diocesi ordinarono che gli organi fossero trasferiti nelle chiese interne e che si murassero le cantorie comunicanti con le chiese esterne aperte al pubblico. In considerazione di uno stato di cose tanto sfavorevole è dunque degno di nota il fatto che le monache di clausura riuscissero in qualche modo a far musica, per non parlare delle esecuzioni di elevata qualità per le quali andavano famose; e tuttavia un numero sorprendentemente elevato di raccolte musicali a stampa pubblicate fra il 1580 circa e il 1700 ha per autrici o dedicatarie delle monache, ovvero si può riferire in qualche modo a loro. Soltanto a Bologna e aree limitrofe almeno dieci raccolte di tal genere videro la luce entro la fine del Seicento.

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Cod.: TC.600001
Compositore: Giacinto Quintanilla, Lucrezia Orsina Vizzana, Ottavio Vernizzi, Canto Gregoriano
Esecutori: Cappella Artemisia strumenti d’epoca - voci: Angela Albanese, Alessandra Fiori, Frida Forlani, Antonella Lalli, Gloria Moretti, Rebecca Reese, Candace Smith, Miriam Spano, Silvia Testoni, Patrizia Vaccari.viola da gamba: Bettina Hoffmann; chitarrone: Francesca Torelli; organo: Miranda Aureli, clavicembalo: Miranda Aureli, Patrizia Vaccari. Candace Smith, direttore.
Edizione: 1995