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TC.602802

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Giacomo Carissimi (1605-1674)
Oratorio della SS. Vergine - Jonas

Nella sua permanenza romana Carissimi venne presto a contatto con gli “esercitii oratoriali” nella forma coltivata dalla Compagnia del Crocifisso, che utilizzava come elemento musicale il mottetto latino dialogico e concertato, con parti corali solistiche e brani in stile recitativo, come ci testimonia il Maugras: “Le voci iniziano con un salmo in forma di mottetto e poi tutti gli strumentisti suonano un’eccellente sinfonia. Quindi le voci cantano una storia del vecchio testamento in forma di dramma spirituale. Poi uno dei predicatori di maggior prestigio pronuncia un’esortazione e finita questa viene cantato il vangelo del giorno, dove ogni cantante rappresenta un personaggio della storia ed esprime alla perfezione la forza delle parole”. Carissimi si inserì pertanto dopo E. de’ Cavalieri e P. Quagliati in uno stadio già avanzato del processo che darà luogo all’oratorio come genere musicale autonomo. Non disponendo, per le cause suddette, di autografi del maestro, ma sole di copie eseguite dai suoi allievi, non è possibile determinare quale sia la terminologia adottata dal Carissimi per questo nuovo genere musicale. Degli oratori latini solo sette, in un manoscritto francese, sono designati con il termine Oratories, (Judicium extremum, Diluvium universale, Judicium salomonis, Lamentatio damnatorum, Felicitas beatorum, Martyres e Dives malus) gli altri sono stati chiamati oratori da studiosi moderni, poiché nei documenti diretti portano la dicitura historie, historia o motet. Su questo argomento tra i musicologi esistono notevoli differenze d’opinione sul numero complessivo di oratori latini dei Carissimi, dovute all’adozione di criteri diversi riguardo all’applicazione del termine “oratorio”. Comunque, per valutare nella giusta misura il contributo di Carissimi alla nascita dell’oratorio, occorre tenere conto della grande varietà di forme che si riscontrano nella sua produzione sacra: dal piccolo mottetto dialogato all’“historia” biblica, dalla lamentazione alla cantata latina, dal dialogo all’oratorio in due parti. Muta non solo l’ampiezza della composizione, ma il numero delle voci, la distribuzione delle funzioni dialogiche e narrative tra il coro ed i soli, la ripartizione fra episodi corali, recitativi, duetti, terzetti, ariosi e interventi strumentali. L’apporto innovativo di Carissimi dunque va cercato, più che nelle novità di ordine formale, nella creazione del clima oratoriale, nei procedimenti espressivi attraverso i quali la materia biblica si trasforma in epopea sacra, testimoniando più di ogni altra cosa la fede ultraterrena, impetuosa, travolgente che lo animava.

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Cod.: TC.602802
Compositore: Giacomo Carissimi (1605-1674)
Esecutori: Complesso Pro Musica Firenze: Sabrina Guidotti, Barbara Nizzi: Soprani; Tiziana Somigli: Contralto; Roberto Casi, Umberto Nizzi, Francesco Sclaveran: Tenori; Umberto Baldini, Franco Viciani: Bassi, Davide Monti, Angelo Bartoletti: Violini; Jean Mary Quint: Bas de violon; Pierluigi Ciapparelli: Tiorba; Gabriele Micheli: Organo e Direttore
Edizione: Maggio 2006