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TC.821701

17.69 €

Giovanni Quirici (1824-1896)
Opere per organo

“Seppe scrivere musica facile, d’effetto, senza curarsi dello stile severo, osservato; conobbe l’andazzo del tempo e seppe approfittarne, buon per lui”. La leggerezza con cui Giovanni Quirici viene presentato da Prospero Succio, cantore della Cappella del Duomo di Torino, non rende giustizia alla partitura che segue questa sua prefazione: la ‘Messa per organo in sol maggiore’. Se non è un giusto tributo alla musica in se stessa o al suo autore, infondo mai del tutto emersi dalle nebbie dell’esoterismo organistico, quanto meno sminuisce il contesto sociale di cui la musica di Quirici è perfetta rappresentazione. Partiture che nei momenti più ricchi di pathos ci sembrano oggi la trascrizione delle più ridondanti cabalette verdiane, mentre in quelli più divertenti si trasformano in arie orecchiate nel Caffè Chantan. Non è casuale l’accostamento rilevato dai musicologi tra un offertorio di Giovanni Quirici e la musica di Giuseppe Galimberti e Giuseppe Capitani di Vincenzo, noti anche come gli ‘Strauss torinesi’. Ma non si tratta certo di un unicum, visto che le partiture degli autori contemporanei di Quirici trasudano di titoli che non sfigurerebbero in un romanzo di Salgari. Romualdo Mareco produce un ‘Excelsior’, e uno ‘Sport’, Costantino dall’Argine si fa influenzare dalle atmosfere della Aida scrivendo ‘Brahma’, ‘Le figlie di Cheope’ e addirittura un ‘Nerone’. In Piemonte l’estrema fioritura di musica d’ambiente esotico mette in catalogo per organo persino un improbabile ‘Bordello e Odalisca’. Che gli autori organistici dell’ottocento prendessero ispirazione per il loro repertorio sacro da tutto ciò che era più popolare, in primis le arie d’opera, oggi non riesce più a scandalizzarci. Molti esecutori, hanno valicato con gusto questa linea di confine e rivalutato, più che un genere, un luogo della mente. Bisogna infatti immaginarsi in qualche borgo della Valle di Lanzo o del Canavese, dove una municipalità prodiga e una parrocchia intraprendente riuscivano a procurare uno strumento di grande scuola, chiamando poi per la sua inaugurazione qualche organista di città. Un maestro accompagnato in trionfo, dalla discesa del tiro a due fino alla doppia tastiera. Spesso degno di invidie di colleghi meno fortunati o di sfide plateali per un posto fisso più prestigioso. Allora musica come quella di Quirici diventava espressione di una umanità indistinta, che faceva propria qualsiasi buona melodia in qualsiasi luogo avesse la possibilità di ascoltarla. Disposta a commuoversi e ad esaltarsi nel nome dell’’effetto’ anche in chiesa, sia che avesse o meno il banco con il proprio nome. In questo quadro storico questo CD colma il vuoto di una esplorazione profonda di un autore, tutt’altro che minore nella sua epoca Per di più con una fortuna musicale consistente rispetto a molti suoi citati contemporanei, visto che la maggior parte delle opere di Quirici sono state pubblicate a Milano da Martinenghi

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Cod.: TC.821701
Compositore: Giovanni Quirici (1824-1896)
Esecutori: Massimo Gabba, organo
Edizione: Giugno 2008
Nota: Organ Fratelli Serassi, opus 686, 1865