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TC.851301

17.69 €

Giuseppe Martucci (1856-1909), Giovanni Sgambati (1841-1914)
Opere per violino e pianoforte

Martucci, nato nell’anno in cui moriva Schumann, è una personalità di grande spessore, la cui attività professionale fu oggetto di unanime apprezzamento da parte di grandi personaggi della musica. Come pianista (proveniente dalla scuola di Beniamino Cesi) e didatta del pianoforte ottenne elogi da parte di Rubinstein e di Liszt, mentre come direttore d’orchestra si conquistò la stima di Richard Strauss, il quale lo vide all’opera nel Tristan und Isolde di Wagner, diretto dallo stesso Martucci in prima esecuzione italiana (Bologna, 1888). A queste attività vanno poi sommate quelle di infaticabile ed efficientissimo organizzatore musicale (Martucci diresse la Società del Quartetto e la Società Sinfonica di Napoli, il Liceo Musicale di Bologna e il Conservatorio di Napoli) e infine di compositore, “coscienzioso e ispirato”, come lo definisce Sergio Martinotti nel suo Ottocento strumentale italiano. Considerazioni analoghe a quelle fatte per Giuseppe Martucci sono d’obbligo anche per inquadrare la personalità di Giovanni Sgambati, e per evidenziarne il fondamentale ruolo svolto nell’opera di ricollocazione della cultura strumentale italiana all’interno di un contesto europeo. L’associazione dei due musicisti, da tempo consolidata dalla storiografia musicale, non può peraltro nascondere le differenze tra queste figure entrambe determinanti, in Italia, nel ripristino del gusto per la musica strumentale. Mentre Martucci fu infatti un musicista fortemente orientato verso l’assimilazione dei modelli culturali europei ma allo stesso tempo condizionato da una formazione accademica di stampo italiano, Sgambati invece fu un compositore di formazione europea, che fece propri i modelli dello strumentalismo tedesco desunti da Schumann e Brahms, per ciò che concerne la produzione pianistica e quella cameristica, e ancora da Schumann e Beethoven per il sinfonismo. Per certi aspetti Sgambati fu dunque – più di Martucci – un epigono romantico, fondamentalmente ostile a certe novità linguistiche distintive della musica del tardo Ottocento (in un suo scritto del 1913 Sgambati affermò la sua avversione nei confronti della “modernità”). Questa sostanziale tendenza verso la “classicità” non gli impedì peraltro di stringere rapporti con Liszt, di cui fu allievo prediletto a partire dal 1862, e con Wagner, il quale ascoltò a Roma nel 1876 i due Quintetti con pianoforte di Sgambati rimanendone a tal punto impressionato da scrivere all’editore Schott perché pubblicasse questi due lavori.

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Cod.: TC.851301
Compositore: Giuseppe Martucci (1856-1909), Giovanni Sgambati (1841-1914)
Esecutori: Luca Braga, violino · Lucia Pittau, pianoforte
Edizione: Maggio 2006