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TC.661602

17.69 €

Giacomo Antonio Perti (1661-1756)
Messa a 5, Salmi, Magnificat

Nato a Bologna nel 1661 e ivi morto nel Bologna 1756, Giacomo Antonio Perti si formò all’eccellente scuola cittadina e si perfezionò a Parma con Giuseppe Corso detto il Celano che era invece di scuola romana. Così ferrato di studi, presto cominciò a comporre per il teatro, divenne principe dell’Accademia Filarmonica, partecipò alla polemica fra Corelli e Colonna (prendendo le parti del primo, il più giovane), divenne maestro della cappella della metropolitana di S. Pietro e nel 1696, finalmente, acquisì la maggiore cappella di S. Petronio che tenne per 60 anni facendosi apprezzare da principi, imperatori e papi (il concittadino Benedetto XIV) ed elargendo la sua dottrina a pressoché tutti i compositori bolognesi più giovani (dal violinista Giuseppe Tartini al violoncellista Domenico Gabrielli, dal musico Antonio Pistocchi all’onnisciente Giambattista Martini). Compose 24 melodrammi (altri ne scrisse in collaborazione, altri li rielaborò), quasi interamente perduti; 23 oratori, fra cui La passione di Cristo e S. Petronio preconizzato da Dio vescovo di Bologna; circa 130 cantate; 28 messe (in genere costituite da Kyrie e Gloria); varia musica sacra; delle sinfonie introduttive a messe e oratori. E oltre a una messa e 8 salmi concertati pubblicò soltanto una giovanile raccolta di Cantate morali e spirituali, dove dichiarò di essersi ispirato ai “lumi” di Giacomo Carissimi, Luigi Rossi e Antonio Cesti. In tanti anni e tanta operosità, Perti seppe conciliare il classico contrappunto del ‘500 romano, il fastoso stile concertante del ‘600 bolognese e anche la chiarezza, la varietà, il buon gusto del primo ‘700 in genere, pronto com’era al ferreo trattamento polifonico delle parti, all’uso di strumenti come il violino e la tromba, all’adozione di forme alla moda come la cantata amorosa o celebrativa (ma non della sonata e del concerto, forme che i suoi contemporanei e a volte anche allievi andavano intanto elaborando). E diede il meglio di sé nel regime sacro, a cominciare dalla messa a 3 cori e strumenti del 1687 che purtuttavia suona ancora un po’ rigida e schematica. Fra i mottetti, l’Adoramus te Christe a cappella risale a un anno prima della morte, e anche per deferenza verso il vecchissimo maestro (scomparso l’anno di nascita di Mozart) rimase nel repertorio della cattedrale fino al 1844; ma non meno valgono pagine come Ad jubila, Cessate, mortis funera e Cantate laeta carmina, a 5 voci con trombe, oboi cornetti che sanno passare da cori nel modo maggiore ad arie nel modo minore, che diffondono melismi e madrigalismi anche sui recitativi, che abbondano di imitazioni e canoni (anche falsi) e in definitiva si ispirano alla tipica religiosità italiana, limpida e solare a eterno servizio e decoro della liturgia.

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Cod.: TC.661602
Compositore: Giacomo Antonio Perti (1661-1756)
Esecutori: Silvia Vajente, soprano · Pamela Lucciarini, soprano · Orchestra Barocca di Bologna · Coro «Color Temporis» · Paolo Faldi, direttore
Edizione: Aprile 2007