Clicca l'immagine per ingrandire
TC.661906

17.69 €

Alessandro Scarlatti (1660-1725)
Sinfonie da concerto grosso (parte prima)

A fronte di una produzione vocale che conta oltre cento melodrammi, una quarantina di oratori e più di settecento cantate profane con basso continuo e strumento obbligato ancora in gran parte da riscoprire, il corpus strumentale di Alessandro Scarlatti appare sotto l’aspetto quantitativo ben misera cosa. Eppure – nonostante non possano nemmeno vantare le pagine più famose cui è legata la fama postuma del compositore palermitano – questi lavori rivestono una straordinaria importanza, in quanto ci consentono di valutare con immediatezza lo stile di un compositore che, ormai giunto nell’ultima fase della sua parabola creativa, appare sospeso tra la gloriosa tradizione contrappuntistica e un felice melodizzare che guarda decisamente verso il futuro. Un posto di particolare rilievo spetta in questo ambito alle dodici Sinfonie di Concerto grosso che – come riferisce l’autografo conservato al British Museum di Londra – vennero «cominciate il primo giugno» 1715. Non sono chiari i motivi che spinsero il cinquantacinquenne Scarlatti a dedicarsi a un ambito repertoriale che sino ad allora aveva snobbato quasi completamente. Secondo alcuni questo interesse venne stimolato dalla necessità di aumentare le entrate con una raccolta strumentale che – una volta pubblicata – avrebbe potuto fruttargli denari e onori soprattutto in Inghilterra (questa ipotesi spiegherebbe anche il perché il manoscritto sia finito a Londra), mentre altri studiosi vedono nel clamoroso successo ottenuto dai Concerti grossi op. VI di Arcangelo Corelli – apparsi postumi in una curatissima edizione a stampa nel 1714 – la molla che avrebbe spinto Alessandro Scarlatti ad ‘avvicinarsi’ al grande compositore di Fusignano. Entrambe le considerazioni appaiono più che plausibili e possono essere estese anche ai quasi contemporanei VI Concertos in Seven Parts, che nel 1740 ricevettero l’onore della stampa grazie all’editore londinese Benjamin Cooke. L’organico delle Sinfonie di Concerto grosso prevede accanto a due violini, alla viola, al violoncello e al basso continuo l’alternarsi di uno o due flauti, un oboe (che nella Sinfonia IV in mi minore può essere sostituito da un violino) e una tromba, grande protagonista accanto al flauto della Sinfonia II in re maggiore «concertata con li ripieni». Per quanto riguarda il flauto, strumento al centro di questi lavori, non è inutile ricordare il famoso episodio della visita resa nel 1725 a Scarlatti dal giovane Johann Joachim Quantz. Secondo le cronache dell’epoca, l’ormai anziano maestro provava da sempre una naturale avversione per gli strumenti a fiato, che giudicava insopportabilmente stonati. Dopo numerose insistenze di Johann Adolph Hasse – amico di Quantz e allievo del compositore palermitano – Scarlatti si convinse a ricevere il futuro precettore di Federico II di Prussia, accettando di scrivere un paio di «soli per flauto» espressamente per lui. Nelle Sinfonie di Concerto grosso – scritte dieci anni prima di questo memorabile incontro – Scarlatti riserva al flauto una scrittura tecnicamente lineare e priva di soverchie difficoltà ma ricca di un’espressività chiaramente evidente nella cantabilità distesa dei movimenti lenti, un fatto che secondo alcuni confermerebbe la scarsa fiducia nelle risorse tecniche di questo strumento. Tra i lavori più significativi di questa raccolta vale la pena di citare la Sinfonia II in re maggiore, che si apre con uno Spiritoso nel quale gli squilli dal sapore inconfondibilmente militare della tromba accompagnata dal flauto ora in terza ora in sesta creano un clima di eccitazione che ben presto si placa nella cantabilità del successivo Adagio, nel quale il flauto raggiunge un delicato livello di introspezione. Questa oasi dolcemente contemplativa lascia ben presto il posto a un Allegro brillante e pervaso di vitalità, nel quale la tromba e il flauto evidenziano le loro distinte nature espressive. Un altro breve Adagio dai toni intimistici prelude al grandioso Presto che con le superbe sonorità della tromba chiude fastosamente quello che è forse il lavoro più brillante dell’intera raccolta. Di carattere diametralmente opposto è invece la Sinfonia IV in mi minore per flauto e oboe, la cui concitazione del movimento iniziale crea un’atmosfera drammatica di straordinaria incisività. Seguendo lo schema di alternanza degli affetti presente nella maggioranza dei lavori coevi, questa tensione si stempera in una cantabilità distesa e ricca di fascino, nella quale si può talora ravvisare qualche reminiscenza vivaldiana, chiudendo festosamente con una vivacissima giga dai tratti inconfondibilmente popolareggianti.

richiedi maggiori informazioni


Cod.: TC.661906
Compositore: Alessandro Scarlatti (1660-1725)
Esecutori: Accademia della Magnifica Comunità: Enrico Casazza e Isabella Longo, violino · Sergio Balestracci e Anna Maria Zanetti, flauto · Alessandro Lanaro, viola · Paolo Brunello, oboe · Diego Cal, tromba · Roberto Boarini, violoncello · Pietro Perini, clavicembalo · Enrico Casazza, direttore
Edizione: Settembre 2007