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TC.590002

17.69 €

Anonimi
Antichi Canti Ebraici del Mediterraneo

Federico Consolo, nel lontano 1891 pubblicava a Firenze la sua raccolta di canti ebraici sefarditi ascoltati “dalla viva voce del cantore di quel Tempio, signor Ventura” e trascritti in partitura, dal titolo Sefer Shiré Yisrael, Libro de’ Canti D’Israele. Antichi canti Liturgici del Rito degli Ebrei Spagnoli. Questo famoso violinista ebreo dava così praticamente inizio a quella difficile e lunga opera che sarebbe poi stata continuata nel secolo seguente, sino ai nostri giorni, da illustri studiosi di tutto il mondo, di mettere per scritto l’immenso patrimonio di musica ebraica la cui trasmissione era affidata sino a quei giorni unicamente alla tradizione orale. “Passate ancora poche altre generazioni - scriveva David Castelli nella prefazione ai canti d’Israele del Consolo - vi saranno più fra gli ebrei quelli che saprebbero ripetere questi canti religiosi affidati per ora soltanto alla memoria?. . . . Il numero di coloro che sanno tradizionalmente ripetere questi canti si fa ogni giorno minore”. E noi oggi sappiamo bene che numerose tradizioni musicali ebraiche sono andate del tutto perdute anche per la totale distruzione nella Shoà di intere Comunità, soprattutto nell’Europa orientale. Questa raccolta pionieristica risente come ovvio del clima dell’epoca dominato dall’assimilazione. L’ebraismo europeo e in particolare quello italiano risentiva degli ideali scaturiti dalla Rivoluzione francese e dal Risorgimento secondo cui l’ebreo aspirava anzitutto a diventare “cittadino” ad integrarsi nella società circostante e solamente in secondo luogo a conservare le proprie tradizioni religiose e quindi anche musicali. Spesso queste tradizioni venivano compromesse nella loro autenticità e risentivano inevitabilmente degli usi e costumi cristiani. Il Consolo “ha combinato” molti dei suoi canti, come afferma ancora David Castelli nella prefazione, „a vera composizione musicale con accompagnamento di armonie. . . . cosa che prima di lui non era stata tentata: e qui sta l’importanza grandissima di tale vera novità”. Anche lo stesso Consolo in una dedica parla di questi canti che “ben possono accordarsi con l’accompagnamento dei più moderni strumenti”. E’ cosa nota che i canti sinagogali, secondo l’ortodossia ebraica, venivano eseguiti senza accompagnamento strumentale, e la loro armonizzazione rappresentava già un gesto significativo nel desiderio di conformarsi alle usanze della chiesa cattolica. Oggi Paolo Buconi, già esperto in queste imprese di recupero di tradizioni musicali ebraiche, ha voluto far rivivere questa significativa scelta di sedici brani della raccolta del Consolo, tratti dalla liturgia ebraica, ed ha pertanto voluto giustamente conservare lo spirito che aveva animato oltre un secolo or sono il violinista e studioso fiorentino. Paolo Buconi esegue lui stesso con il violino una delle parti strumentali e al tempo stesso intona i canti: l’accompagnamento musicale è sommesso e discreto, ma di grande gusto ed efficacia, anche se fuori dalle tradizioni odierne dell’ebraismo: tale versione rispecchia però da vicino gli ideali ebraici e musicali di quegli anni in cui, in molte sinagoghe italiane e non solo italiane, era presente, sino a non molti decenni or sono, un organo che accompagnava spesso i canti della liturgia.

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Cod.: TC.590002
Compositore: Anonimi
Esecutori: Paolo Buconi: voce e violino; Marco Ferrari: doppio flauto, shofar, clarinetto; Maria Luisa Baldassari: armonium; Elisabetta Benfenati: chitarra; Luigi Corridoni: violoncello
Edizione: Gennaio 2005
Nota: WORLD PREMIERE RECORDING