Castagnetti: Composizioni per organo e cembalo
Riccardo Castagnetti
Castagnetti: Composizioni per organo e cembalo
Le composizioni di Riccardo Castagnetti paiono ricordarci che la tradizione nel suo significato più pieno è un deposito di forme che non perdono mai la loro vitalità.
Proprio per questo esse sono sempre dei codici attraverso i quali poter comporre, scrivere, comunicare.
Ma il debito nei confronti della tradizione non si esaurisce affatto nel confezionare un contenuto contemporaneo in un pacchetto antico, quasi il rifarsi a stilemi del passato con intenti manieristici.
La contemporaneità, infatti, penetra all’interno di queste forme: con i suoi mutamenti artistico-culturali, la sua crisi, la sua “malattia”.
Trasforma la tradizione, la fa propria, la deforma fino ad irriderla e a dubitarne: ecco che il tragico e il grottesco si fanno gioco, labirinto, complessità.
La tradizione si spinge allora sempre più in là, verso nuove rive, alla ricerca di leggerezza e semplicità, nella consapevolezza di un’impossibile sintesi.
Tragico e comico si mescolano, sulle note di un ragtime che cede il passo ad una gigue, o forse inciampa in un passepied.
Ecco allora che le composizioni di Riccardo Castagnetti -sempre col sorriso di chi non si prende troppo sul serio- ci ricordano che siamo parte di un dialogo ininterrotto nel quale non ci spetta né la prima né l’ultima parola.
“Antico” e “nuovo”, “allievo” e “maestro” diventano qui più difficilmente distinguibili, ma non per questo meno legati e debitori l’uno all’altro.
La genesi di un disco in cui il maestro interpreta brani del proprio allievo consolida l’idea di un necessario e instancabile scambio tra generazioni e competenze.